20/05/2021

Buone pratiche… Allargare la platea dei lettori


Intervista a Daniela Bonanni

Cari lettori,

A caccia di spunti per la tappa di questa settimana, ci siamo interrogati su quale idea di buona pratica vorremmo raccontare e diffondere per creare aggregazione. La risposta è arrivata in modo abbastanza semplice: ad animarci è l’idea di una cultura collettiva, vivace, aperta, che cerchi di raggiungere chiunque e non crei separazioni, nicchie, muri… Per questa ragione abbiamo pedalato fino a Pavia – che si è appena guadagnata il titolo di Città che Legge – per conoscere una signora che alla soglia dei settanta ha il cuore e l’entusiasmo di una ragazzina e il bicchiere continua a vederlo “pieno pieno”, una maestra elementare in pensione, un’agitatrice culturale, ma soprattutto una persona che come noi di Lettura Day crede fermamente che “il problema vero – lo sappiamo bene – è far leggere chi non legge. Allargare la platea dei lettori“.

Quando abbiamo contattato Daniela Bonanni, per prima cosa ci ha invitati a mangiare pane e mortazza su un prato ascoltando buona musica. Sì, perché la sua passione e il suo impegno culturale hanno sempre tenuto insieme due mondi, a ben guardare, per nulla distanti: la musica e la lettura. Da un lato Spaziomusica, il locale che è diventato un luogo di aggregazione e un punto di riferimento a Pavia, dall’altro iniziative come “E con la vita avrebbe ancora giocato: viaggio tra Spoon River e De André”, Leggere.Pavia, “Pavia in poesia” e altre. La più importante, quella che ha avuto e ha un riscontro a livello nazionale è Dieci minuti a libro aperto, l’iniziativa spontanea che ha portato per 10 minuti, almeno una volta la settimana, la lettura a voce alta nelle scuole. Un grande risultato, che ci piacerebbe riportare in auge e diffondere.

Ma lasciamo la parola a lei…

1) Prima di tutto, raccontaci qualcosa di te, della tua doppia anima di insegnante e agitatrice culturale.

Friulana, nata a Casarsa, il paese dei temporali e delle primule di pasoliniana memoria.  Trasferita a Pavia per amore dal 1978.  Faccio parte di quella generazione cresciuta con “la rivolta tra le dita”. L’obbedienza è una virtù che non ho mai molto praticato. L’entusiasmo, la condivisione, il senso del collettivo sono, da sempre, il mio modo di stare al mondo. Come maestra (per 40 anni) e come “agitatrice culturale”, per la vita. E l’ottimismo, senza il quale ogni impresa diventa ardua, se non impossibile. Nonostante le “ingiurie degli anni” non mi abbiano certo risparmiato, alla soglia dei 70 il bicchiere continuo a vederlo pieno pieno. 

2) Cos’è “Dieci minuti a libro aperto”? Com’è nata l’iniziativa? Chi ha contribuito? Che risposta avete avuto?

Tutto è partito nell’anno scolastico 1999-2000 dalla scuola primaria Vallone. Silenzio, stiamo leggendo: 10 minuti di lettura, in un’atmosfera ovattata di silenzio. Una sorta di rito quotidiano per cominciare bene la giornata e per creare l’abitudine alla lettura, perché, come dice Leopardi “è l’abitudine quella che fa i piaceri”.

L’idea – a burocrazia e costi zero –  si è progressivamente estesa, grazie a una rete di insegnanti motivati e appassionati, innescando idee, collaborazioni, iniziative congiunte. Si è arrivati così a Dieci minuti a libro aperto, approvato nel corso degli anni dai Collegi Docenti delle scuole cittadine, dall’Infanzia agli Istituti Superiori. La richiesta è molto semplice: un appuntamento fisso con la lettura di almeno 10 minuti, almeno 1 volta alla settimana, da inserire in modo formale nelle programmazioni e nell’orario delle lezioni. Nessuna griglia di comprensione. Nessun giudizio da chiedere o da dare. Un gesto “gratuito” dell’insegnante che legge per i suoi ragazzi.

3) Perché 10 minuti?

10 minuti: un tempo assolutamente minimo (in tante scuole si legge molto, ma molto, di più e si fanno fantastiche iniziative) perché l’obbiettivo è raggiungere tutti, soprattutto le situazioni più problematiche. E farlo con sistematicità per creare un’abitudine che possa restare per la vita. Perché il problema vero – lo sappiamo bene – è far leggere chi non legge. Allargare la platea dei lettori. Raggiungere i tanti – ragazzi e adulti – che non trovano né il tempo né la voglia di leggere. Quelli che né Saloni del libro né Festival letterari – occasioni di grande felicità per i lettori – riescono a raggiungere. 

4) In questi anni sei stata l’animatrice e promotrice di moltissime iniziative legate al libro e alla lettura, quali sono state quelle per te più significative? Noi, per esempio, siamo rimasti molto colpiti da Leggere.Pavia.

Leggere.Pavia è un’associazione sorta nel 2013 tra amici appassionati lettori, biblioteche, librerie, varie Associazioni: “Una città che si unisce attraverso i libri” recita l’incipit. È frutto di un’elaborazione collettiva. Un grande contenitore che vuole collegare, valorizzare e dare visibilità e futuro alle tante iniziative cittadine legate alla lettura. Un progetto aperto, in continuo divenire, in collegamento diretto con le scuole, che usano Pavia, le sue piazze e strade ricche di storia, come scenario ideale.

Le iniziative hanno la caratteristica di essere semplici, di facile attuazione e, data una cornice comune, favoriscono ampia libertà di ideazione. Vengono realizzate in concomitanza temporale con importanti appuntamenti quali: Libriamoci, Io leggo perché, La giornata mondiale del libro… Letture pubbliche, vetrine letterarie, mostre nel cortile del Castello. Per citarne alcune: Per me leggere è… (pannelli con pensieri e illustrazioni a cura di scuole d’infanzia e primaria), Ogni libro è illuminato (tappeto di libri con lucine annesse in piazza Duomo), per i 100 anni dell’Antologia di Spoon River E con la vita avrebbe ancora giocato: Lee Masters e Fabrizio De André.

5) E Pavia in poesia?

Un filone speciale, dal 2015, è dedicato alla poesia: “Pavia in poesia”, a marzo, dato che il 21 è la giornata internazionale della poesia. Alcuni esempi: La notte dei poeti (catena umana di “portatori di poesia”), Qui si regala poesia: frammenti di versi offerti in regalo negli uffici pubblici, nei bar, per strada da classi recitanti… E Pavia a memoria: le poesie, quelle classiche, sedimentate nelle nostra memoria collettiva e anche quelle di poeti contemporanei, da imparare a memoria. Recitazioni corali delle classi. Gli speciali dedicati agli anniversari di Rodari e Dante sono stati fermati (per ora) dalla pandemia. 

Nel frattempo c’è stato un importante passaggio di testimone in favore di nuove generazioni di appassionati. Pavia ha così ottenuto la qualifica di Città che legge per il biennio 2020-2021. Grande soddisfazione!

6) Ma non parliamo solo di lettura. Siamo curiosi di sapere com’è nata l’esperienza di Spaziomusica a Pavia?

L’idea di Spaziomusica è nata a metà degli anni ’80 (millennio scorso) da un gruppo di amici amanti del buon vivere e della buona musica. A Pavia, una città bella e antica, dove è facile incontrarsi. C’è voluta una buona dose di incoscienza e di follia per trasformare un capannone-deposito di mobili, in un locale consacrato alla musica. È stata una grande costruzione collettiva. Ognuno ci ha messo del suo. I musicisti: mostri sacri e principianti, italiani e stranieri, che hanno calcato quel palco e riempito le nostre notti di musica e di grandi emozioni.

I promoter che ci proponevano day off a metà settimana di musicisti stellari (che poi ospitavamo a casa nostra).  E tanti studenti e persone di ogni tipo, ceto, provenienza ed età, per cui Spazio è stata “casa” per anni e anni.  I tanti che di Spazio conservano l’impringting. I tanti che a Spazio ci sono cresciuti e che ora – invecchiati – ci portano i figli “perché vengan su bene”. I tanti che continuano a frequentare i concerti perché a Spazio la musica è di qualità e “te la senti addosso”.

7) Spaziomusica non è solo buona musica e convivialità, è diventato un punto di riferimento e aggregazione culturale, tanto che è nata una campagna per evitarne la chiusura. Vuoi raccontarci #UnaCasaPerSpazio?

Spaziomusica è rimasto, nel corso dei suoi 34 anni di storia, passando attraverso vari cambi di gestione “il mondo come vorremmo che fosse”, come mi piace spesso ripetere. 

Tutto questo non può finire. E non finirà. Nonostante. Nonostante la pandemia che ha assestato un colpo mortale al mondo della cultura e dello spettacolo e ancora di più al mondo della musica: il primo a chiudere (23 febbraio 2020) e che sarà l’ultimo a riaprire.  E nonostante quella che io definisco “una storia di ordinaria follia burocratica” che ha travolto Spazio, passato nel 2019 nelle mani di Paolo Pieretto, persona competente e appassionata.  Il Comune di Pavia ha rilevato problemi (assolutamente risolvibili) di cui nessuno si era accorto – nonostante i ripetuti e accurati controlli – in più di trent’anni. Problemi segnalati nel periodo peggiore: in piena pandemia, quando il lockdown totale impediva possibilità di incontri e ricerca di soluzioni.  La sede storica di Spazio al 5 di via Faruffini è – per ora – chiusa. La mobilitazione della “tribù di Spazio” è stata immediata e massiccia. E continua tuttora: #unacasaperspazio. Migliaia i messaggi, video, post, perfino una canzone, arrivati da ogni parte, pubblicati sulle pagine Facebook e Instagram di Spaziomusica Pavia. Spazio non finisce qui.  Per ora, per la stagione estiva, si è spostato all’aperto, al parco Maurici di Borgarello, grazie all’accoglienza di una comunità e del sindaco Nicola Lamberti. 

8) E poiché noi siamo quelli del #letturaday, per chiudere in bellezza non possiamo che chiederti un consiglio di lettura ad alta voce

Cent’anni di solitudine, sotto una pioggia di farfalle gialle. Mi sento orfana della letteratura sudamericana, quella che mi ha formato: Gabriel Garcia Marquez, Jorge Amado, Isabel Allende, Marcela Serrano, Gioconda Belli, Luis Sepulveda …

Grande felicità quando Cent’anni di solitudine è arrivato primo nella classifica di “Impossibile non leggerli”. Tre titoli a disposizione, ventimila segnalibri posizionati in speciali contenitori, ovunque in città: in panetteria, dal biciclettaio, nei bar… Pavia come Macondo. Correva l’anno 2015. 

Eccoci alla fine di questa tappa del nostro giro, ma questa volta non vogliamo salutarvi con una scheda di approfondimento, bensì con una richiesta:

Voi cosa fareste per allargare la platea dei lettori? Quale buona pratica culturale vorreste diffondere?

Buone letture e alla prossima!



Condividi