10/06/2021

Buone pratiche… Toscana Mon Amour


Cari lettori,

ve l’avevamo promesso, ed eccoci con la seconda parte del nostro approfondimento sulla Toscana. Vi chiederete: ma non si annoiano? No, per niente perché la persona che abbiamo intervistato oggi non solo fa il suo lavoro con passione, ma ci ha trasmesso il suo entusiasmo contagioso sommergendoci di spunti di riflessione e consigli per avvicinarci sempre più al nostro obiettivo: raccontare e diffondere buone pratiche di lettura, fare rete e creare coinvolgimento a tutti i livelli, dalle città alle regioni, dalle Istituzioni ai singoli cittadini, dai bambini agli adulti…

Perciò, senza ulteriori indugi, lasciamo la parola a lei: Francesca Navarria, Funzionario per la cultura nella pubblica amministrazione presso la Regione Toscana.

1) La Regione Toscana ha fatto la scelta controcorrente di adottare il livello regionale come quello ritenuto più giusto per approvare un Patto per la lettura locale, mentre invece solitamente si è scelto il livello cittadino o al massimo provinciale. Quali sono le motivazioni di questa scelta?

La nostra è stata una scelta che definirei “naturale” perché scaturita dall’evoluzione di quel processo di cooperazione bibliotecaria che in Toscana inizia a fine degli anni ‘90. All’interno di questa speciale “officina di cooperazione” il nostro “patto regionale per la lettura” nasce, matura ed evolve caratterizzandosi come una buona pratica trasformativa e di sistema che coinvolge soggetti pubblici e privati della filiera del libro e della lettura, a partire dalle 12 Reti documentarie locali e biblioteche pubbliche aderenti che rappresentano la base solida e strutturale dell’ecosistema. Definirei le reti come il “timone” dell’intero ecosistema il cui capitano è la Regione Toscana che funge da cabina di regia e coordina orientando la “rotta”! Ci sono poi i centri regionali documentari specializzati, il Centro per il Libro e la Lettura e le varie associazioni di categoria (AIB Toscana, le associazioni di editori AIE-ADEI-CNA editoria, le associazioni dei librai ALI-AIR-SIL, l’ANCI e UPI in Toscana).

Non vanno dimenticate le agenzie educative e formative (Ufficio Regionale Scolastico e Università toscane) e altre associazioni che lavorano in questo ambito, come LIA, Ibby Toscana, Donne di carta e molte altre, fiere del libro e festival della lettura inclusi.  Il “Patto” è dunque una risposta sistemica ad un problema strutturale come quello dell’emergenza lettura che ha riflessi anche sulla società, economia e società civile. È “il fare sistema tra reti” che in Toscana abbiamo adottato come “modus operandi” e che riteniamo sia il più efficace per garantire la bibliodiversità e la diffusione capillare della lettura come valore sociale fondamentale e come risorsa strategica su cui investire con l’obiettivo di migliorare il benessere individuale e collettivo e di formare comunità civicamente competenti e attive che sono alla base di una società democratica e libera.  È la cooperazione che riteniamo sia la dimensione “generativa” che riconosce ed attua l’articolo 3 della Costituzione:

“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali“

Lo abbiamo scritto chiaramente nella nostra legge regionale; lo abbiamo ribadito col “patto”, termine che in greco significa “sinfonia” quindi ritroviamo l’accordo, la cooperazione, l’unità di intenti e anche il piacere dell’ascolto e il benessere che ne deriva; lo abbiamo ribadito con forza inserendo la cooperazione come prima chiave di sviluppo per la biblioteca pubblica dell’era post-pandemica all’interno del “Manifesto Bibliofficina per una nuova visione della biblioteca pubblica in Toscana”. Oggi più di ieri siamo convinti che il livello di “officina sinfonica di cooperazione” sia per la Toscana quello più adeguato per rispondere efficacemente e pro-attivamente anche ai cambiamenti che la società post-pandemica richiede.

2) Il patto toscano è stato approvato a giugno 2019. Sono dunque passati due anni dalla sua approvazione formale. Ma in questi due anni sono successe cose che noi umani non avremmo mai immaginato. Al di là di tutti gli ostacoli che la pandemia ha innalzato di fronte a qualunque programma di promozione delle pratiche di lettura, puoi raccontarci qualche risultato importante scaturito dal patto?

Nonostante da marzo 2020 il mondo sia cambiato a causa dell’avvento del covid-19, di risultati significativi  in un anno e mezzo di lavoro direi che ne abbiamo raggiunti. Abbiamo censito le fiere del libro e i festival della lettura toscani (ad oggi sono 26 di cui 6 fiere del libro e 20 festival della lettura) realizzando un primo portale georeferenziato con l’intento di restituire una programmazione regionale unitaria, sempre nello spirito cooperativo che ci contraddistingue. Ci siamo occupati del centenario della nascita di Rodari organizzando un Convegno a carattere nazionale (19 novembre 2020) che ha presentato il risultato di un anno di lavoro dedicato allo studio della attività giornalistica di Rodari su “Il Giornale dei Genitori” con l’obiettivo di riattualizzare la sua figura come educatore dei genitori, come educatore degli educatori, ma direi proprio come educatore e costruttore della società civile. E abbiamo anche svolto la prima indagine qualitativa sulla lettura in Toscana, intervistando telefonicamente un campione di 3.400 cittadini e cittadine.

Voglio ricordare l’attivismo del nostro ecosistema culturale che ha continuato a proporre letture sui canali social e in forma digitale, sperimentando nuove forme di promozione e diffusione della lettura, dalle letture al telefono a quelle digitali, ai gruppi di lettura online, all’edizione digitale del Pisa Book Festival e di altre manifestazioni culturali. La modalità “a distanza” e la dimensione “digitale” sono entrate prepotentemente nella nostra quotidianità e, secondo me, le prospettive più interessanti si aprono proprio su questo fronte: dobbiamo portare avanti il processo di trasformazione digitale dei nostri istituti e luoghi della cultura, che avevamo solo iniziato prima della pandemia e dobbiamo farlo offrendo alla

cittadinanza un ecosistema che integri analogico e digitale  e che consenta l’accesso all’informazione, alla lettura e alla conoscenza ma soprattutto che faciliti la costruzione di una conoscenza condivisa e collettiva da parte delle persone. Ritengo che sia strategico rafforzare e consolidare l’alleanza e la collaborazione tra biblioteche pubbliche e librerie e altri soggetti del “patto”, in primis la scuola e la famiglia, per assicurare la bibliodiversità come leva di democrazia e di crescita e sviluppo  culturale, economico e sociale dei territori.

3) La Toscana sostiene le biblioteche pubbliche, così come è previsto dalla legge. Ma cosa fa e cosa ha fatto a favore degli altri membri della filiera del libro?

Da molti anni sosteniamo la piccola e media editoria toscana incentivando la partecipazione al Salone del libro di Torino. Il “Patto” si muove in questa direzione in modo molto chiaro: vuole promuovere la conoscenza dei luoghi della lettura e delle professioni del libro, diventando un moltiplicatore di occasioni di contatto con i libri nei diversi luoghi di interesse della comunità e nei diversi momenti e fasi della vita quotidiana di ciascuna persona. Sicuramente una prima azione realizzata in questo senso è stato il censimento delle librerie indipendenti in Toscana e la già citata mappatura delle fiere del libro e i festival della lettura. Un’ulteriore azione di sostegno alla filiera l’abbiamo rivolta alle librerie indipendenti, inserendo nella Delibera di Giunta uno specifico invito ad avvalersi delle librerie indipendenti del territorio per gli acquisti coordinati del materiale documentario.

4) Abbiamo parlato di Festival. Qual è il suo parere sul ruolo di queste “macchine del libro” rispetto al radicamento della lettura tra la popolazione? Sono efficaci o raggiungono comunque il pubblico già abituato a leggere?

Certamente si tratta di manifestazioni coinvolgenti e aggreganti che hanno ricaduta anche economica per il territorio. Dall’analisi delle risposte su quali sono i canali di acquisizione e quali i criteri di scelta dei libri, risulta che acquistare durante fiere e festival e scegliere libri in occasione di incontri e presentazioni, sia una abitudine maggiormente presente nei più giovani fino a 35 anni piuttosto che nelle altre fasce di età dei lettori. C’è un dato però in generale che fa riflettere: partecipare a fiere e festival è ancora un comportamento non troppo diffuso nei lettori e ancora marginale nei non lettori. Nell’immaginario collettivo dei luoghi associati alla lettura, purtroppo, poche persone associano il libro/la lettura a fiere/festival.

Penso dunque che per ampliare il pubblico di chi legge e per radicare la lettura tra la popolazione occorra necessariamente investire sull’alleanza di fiere e festival con altre agenzie educative, culturali e formative dei territori, facendoli emergere nella loro specificità, identità-vocazione, ma all’interno di un sistema della lettura più ampio che vive e si alimenta di relazioni, di confronto e collaborazione, di sinergie e non di antagonismo. 

5) Sul particolare fronte del diritto di stampa la Regione Toscana ha fatto una scelta interessante in termini di “decentramento”, suddividendo tra più soggetti, a livello provinciale e non solo, il compito di occuparsi della tutela e della conservazione delle pubblicazioni locali. A quale logica ha voluto rispondere tale scelta?

La scelta è stata di realizzare una rete coordinata individuando 13 istituti destinati a conservare i documenti a livello regionale e a svolgere le funzioni di Archivio regionale della produzione editoriale. La Regione Toscana ha indicato come istituti depositari le biblioteche delle città capoluogo di provincia che già svolgevano le funzioni di deposito e che ricevono, secondo il territorio provinciale di appartenenza, la copia dei documenti a stampa. Nell’Archivio sono poi stati coinvolti istituti che hanno forti competenze specialistiche su alcune tipologie di documenti: la Fondazione Mediateca Regione Toscana per i documenti sonori e video, i film, i soggetti e le sceneggiature, il Centro di Documentazione del Museo “Pecci” per l’arte contemporanea per i documenti di grafica d’arte, le fotografie e i video d’artista; la Biblioteca Marucelliana e la Biblioteca di Villa Montalvo a Campi per i titoli di letteratura per  ragazzi.

6) Noi siamo di #letturaday, e quindi la nostra grande passione è… la lettura ad alta voce! Qual è il suo punto di vista su questa pratica? Che cosa si muove in Toscana su questo fronte?

Ho iniziato il mestiere di bibliotecaria nei primi anni ‘90 in una biblioteca di piccole dimensioni e, grazie ad un insegnante di scuola elementare con cui collaboravo, conobbi quel libro che considero ancora oggi una fonte inesauribile di riflessioni sulla lettura: Come un romanzo di Daniel Pennac. Mi colpì molto la parte in cui lo scrittore invita a leggere ad alta voce anche ai ragazzi più grandi e agli adulti, senza abbandonare tale pratica superato il periodo dell’infanzia. Di questo ne ho fatto tesoro come madre e come bibliotecaria. Ricordo che nei primi anni Duemila nasceva il programma nazionale Nati per leggere e nelle sale di attesa dei pediatri si trovavano lettori/lettrici ad alta voce, una esperienza bellissima che io ho potuto sperimentare, come anche quella innovativa dei Nonni leggendari che leggevano ad alta voce ai più piccoli nelle scuole, nelle biblioteche e in ogni spazio urbano! Oggi in Toscana sono diffusi circoli di lettura ad alta voce come quelli di LaAV-Lettori ad Alta Voce e Donne di carta. La pratica della lettura ad alta voce, oltretutto, è stata recentemente riconosciuta come strumento per favorire il successo dei percorsi scolastici e di vita dei bambini e dei ragazzi; infatti, la Regione ha attivato una nuova strategia educativa – Leggere: forte! – a partire dall’anno scolastico 2019/2020 per introdurre la lettura ad alta voce in tutti i nidi e scuole di ogni ordine e grado della Toscana.

7) Non possiamo che chiudere questa intervista chiedendo: i tre libri del cuore.

Questa è davvero la domanda più difficile perché ritengo che la lettura accompagni la vita di una persona e che non sia possibile scegliere solo alcuni libri del cuore, almeno per me è così. Ogni libro letto è un mondo nuovo che incontri e rappresenta una esperienza unica in quel momento; se capita di rileggerlo ecco che sarà un nuovo e diverso incontro. Detto questo, veniamo alla mia triade:

Filastrocche in cielo e in terra di Gianni Rodari è il libro della mia vita, un trait d’union tra passato presente e futuro: dalla mia infanzia e famiglia d’origine a mia figlia fino alle generazioni future… intanto, come zia, l’ho già regalato alla mia settima nipote di appena 3 settimane!

Sulla sponda del fiume Piedra mi sono seduta e ho pianto di Paul Coelho, lettura di molti anni fa, significativa perché mi ha invitata a riflettere su quanto la vita ci spinge a procedere lungo un percorso in qualche modo segnato, anche quando noi non siamo pronti a farlo e quanto sia necessario imprare ad ascoltarsi…

La bibliotecaria di Auschwitz di Antonio Iturbe letto di recente che mi ha letteralmente rapita. Nonostante l’Olocausto sia il crimine più grande che l’uomo abbia mai potuto commettere e Auschwitz sia il luogo dove la ferocia umana non ha visto confini, questo libro racconta la forza della vita e la resilienza, quasi inverosimile e surreale, di cui alcuni uomini e donne sono stati capaci. In uno scenario dell’orrore il sorriso diventa un atto di ribellione e i libri rappresentano un’ancora di salvezza: leggere e conoscere sono un modo per coltivare la speranza, per andare avanti giorno dopo giorno, per aiutare a sopravvivere e a rinascere.

Eccoci giunti alla fine di questa tappa, ma la settimana prossima ci vediamo a Bologna!

Buone Letture!



Condividi